Pagamenti digitali: le 4 ragioni che li rendono indispensabili anche al non profit

Alberto Ghione – Setup and Support Manager Italy, iRaiser

Quante transazioni economiche facciamo durante una qualunque nostra giornata? Gli esempi non mancano: dall’andare in edicola al comprare un biglietto del treno, dal pagare l’affitto al pagare una multa (argh!), dal mandare all’amico la nostra quota mensile per la piattaforma di streaming condivisa a… fare una donazione.

E se ne facciamo più di una durante la giornata, è molto probabile che utilizzeremo sistemi diversi: all’edicola magari pagheremo con Satispay; al nostro amico daremo i soldi in contanti; per il biglietto del treno useremo Paypal. Insomma, oltre alle occasioni, i modi con cui fare queste transazioni sono diventati diversi, e sceglieremo il più adatto a seconda della situazione.

Fino a pochi anni fa non era così: per le transazioni con gli amici avevamo il contante, per quelle in ambito retail il contante o la carta (e neanche tutto il retail: conoscete tanti baristi che si facevano pagare il caffè con Amex?), per le transazioni con la Pubblica Amministrazione i “loro” metodi (F24, MAV), e per i pagamenti formali (ad es. l’affitto) il bonifico.

Poi sono successe una serie di cose, che messe in fila cominciano a delineare un percorso con una direzione, e cioè la progressiva smaterializzazione del denaro. I conti correnti online e il conseguente abbassamento dei costi dei loro servizi (ad esempio i bonifici). La nascita e la diffusione dell’e-commerce, e il successo delle prepagate e dei wallet. Il fenomeno fintech, che sta cambiando il nostro rapporto con i soldi e con le banche, e queste ultime, che si stanno dotando di servizi aggiuntivi attorno al conto corrente.

Le donazioni sono transazioni economiche, e quindi non fanno eccezione a quanto detto sopra. Nelle prossime righe vorrei dirvi la mia sul perché, a mio avviso, la vostra Organizzazione Non Profit dovrebbe disporre di più di un sistema di pagamento digitale, per le vostre raccolte fondi online, ma non solo.

1. I pagamenti digitali sono il presente (e il futuro).
Come dice un vecchio adagio, “è difficile fare previsioni, soprattutto sul futuro”.  Però proviamoci, e lanciamoci in un azzardo: le transazioni di questo tipo aumenteranno. Se guardiamo al nostro paese, rispetto al quadro internazionale, possiamo aggiungere alcuni elementi specifici.

a) C’è un margine di crescita importante. Osservando il paese più avanzato in questo senso, la Svezia, in epoca pre-covid (2018) i pagamenti con strumenti elettronici erano l’80% del totale. Nello stesso periodo da noi erano circa il 14%, ed erano comunque raddoppiati rispetto al periodo tra il 2007 e il 2012. Capite bene che se raggiungessimo il 50% delle transazioni, parleremmo di margini di crescita rilevanti.

b) La pubblica amministrazione vuole passare ai pagamenti digitali: per i pagamenti verso di essa (per risparmiare i costi di gestione) e per i pagamenti tra privati. Iniziative come il cashback e la lotteria degli scontrini vanno in questo senso.

c) Il lockdown ha accelerato una tendenza già in atto: ad oggi, inoltre, non si vedono motivi per cui poi si debba tornare indietro.

2. Dimmi come paghi e ti dirò (un po’) chi sei.
Come diceva de Gregori, “I soldi non hanno odore”; ma il metodo con cui vengono inviati sì. Se ricevo un pagamento con Amex, ho si ricevuto un pagamento con una carta di credito, ma una carta con il suo costo (che può arrivare a 700 euro annui di canone) e di cui sono emessi solo 120 milioni di esemplari nel mondo.
Se invece il donatore utilizza Satispay, significa che è uno dei 1,3 milioni di italiani che si sono iscritti al servizio e che, nelle parole di Satispay stessa, ha il profilo con “un’età solitamente dai 20 ai 50 anni, una persona con spese medio/alte, con buona istruzione e propensione all’uso di tecnologia”.

Insomma, la scelta del sistema di pagamento porta con sé un carico informativo rilevante, molto utile quando vogliamo capire abitudini e caratteristiche dei nostri donatori.

3. I sistemi di pagamento partecipano alla User Experience.
Se mi arriva una lettera a casa, è possibile che mi colleghi al pc e faccia un bonifico dal mio home banking (oppure se c’è un link potrò fare la mia donazione con carta di credito). Se arrivo su un modulo di donazione da un link su Instagram, è molto probabile che io sia collegato da un telefono; sistemi di wallet come PayPal e Satispay mi consentono di fare la donazione in maniera più fluida, senza essere interrotto. I vostri donatori possono arrivare da più touchpoint, e ciascuno di essi avrà il suo metodo di pagamento più adatto.

4. I canali di fundraising si integrano, e con il digitale è più facile farlo.
Personalmente, sono contrario a chi traccia un solco marcato tra il digitale e il mondo materiale (o, come spesso sento dire, “la vita vera”). Questo perché non è più un qualcosa di scollegato alle nostre vite, ma una dimensione delle stesse: gli amici che sento via email sono reali, e ho contatti con loro anche nel mondo materiale (il discorso qui sarebbe lungo, quindi vi rimando per approfondimenti ad un grande libro).

Secondo me per noi fundraiser, questo si traduce nell’integrare i canali. Perché chi ci ha fatto una donazione online non dovrebbe ricevere la nostra rivista cartacea? E al contrario, perché a coloro a cui mandiamo un mailing cartaceo non dovremmo permettere, nella stessa lettera, di donare anche tramite un QR code o un link? Se ci pensate, è solo un problema di volontà e di abitudini. Ma non dei donatori, che nella loro vita questa separazione tra digitale e materiale non la fanno più: di noi fundraiser!

Potremmo continuare, ma credo che ormai il punto di vista sia chiaro: quello delle donazioni digitali è un settore pieno di sorprese… ma già adesso possiamo coglierne diversi vantaggi. Buone donazioni digitali a tutti!

P.s. avete notato che abbiamo fatto un articolo sulle donazioni, senza mai menzionare il bollettino postale, vero? 😎

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