Le organizzazioni culturali tra resilienza e ripartenza: 5 motivi per lanciare una campagna digital first adesso.

Francesca Arbitani – Country Manager Italia, iRaiser

Durante la prima ondata dell’epidemia, l’impegno dei singoli individui a sostegno degli ospedali e delle strutture sanitarie è stato considerevole: sono stati sommersi da gift in kind, ma anche in denaro. Moltissimi hanno voluto sostenere il personale ospedaliero mobilitato nella lotta contro la pandemia di Covid-19 e partecipare al finanziamento della ricerca medica realizzando la più grande sottoscrizione privata a sostegno della sanità pubblica mai realizzata in Italia

La pandemia ha così accelerato in qualche modo anche la startup di fundraising e insieme la transizione digitale della raccolta per il settore ospedaliero. 

In quella che si definisce la seconda ondata europea, anche il settore culturale, che durante i primi mesi di emergenza sanitaria era stato per lo più silente, ha cominciato a sentire su di sé il peso di una diversa emergenza e ha cominciato a predisporre e lanciare le proprie campagne di fundraising. Senza le risorse solitamente generate dalla vendita dei biglietti, musei, teatri, castelli e centri di produzione artistica devono necessariamente trovare nuove entrate non solo per garantire il finanziamento dei progetti ma, in alcuni casi, anche la propria sopravvivenza.

All’estero, indipendentemente dalla crisi, il fundraising non è una novità: in Francia per esempio il Museo del Louvre ha lanciato la sua prima campagna online nel 2010, il Château de Versailles ha cominciato a raccogliere fondi dal grande pubblico nel 2018, ma quest’anno anche altre importanti istituzioni come l’Institut de France o la Philharmonie de Paris hanno lanciato le loro iniziative. Il Louvre Lens, ha avviato una campagna per il grande pubblico durante il Giving Tuesday 2020 e il Teatro dell’Opera di Bordeaux, sta inaugurando una raccolta fondi rivolta al grande pubblico per l’inizio della stagione. 

In Italia invece, come è stato per il settore sanitario, nella maggior parte dei casi si tratta di startup di fundraising, che visto il periodo particolare in cui viviamo utilizzano inevitabilmente una strategia digital first. Una di queste è stata la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, che ha lanciato una campagna di raccolta fondi subito dopo il primo lockdown.

La particolare situazione che tutto il mondo sta attraversando ha fortunatamente una nota positiva: andare ad una mostra, visitare un monumento, assistere a un concerto o vedere uno spettacolo sono attività di cui le persone non hanno più la libertà di godere e proprio per questo, cominciano ad essere più sensibili alla loro sostenibilità. Ora che tutto quello che consideravamo scontato e a portata di mano non è più così ovvio, le persone stanno diventando consapevoli di quanto le attività culturali siano essenziali per il loro benessere.

Di fronte a questa triste realtà, le richieste di sostegno lanciate dalle istituzioni culturali sono sicuramente più sentite dai singoli individui, perché sostenere la cultura oggi è per loro un modo per assicurarsi di poterne beneficiare quando la situazione lo permetterà. In un mondo dove tantissime categorie hanno bisogno di aiuto, anche le istituzioni culturali sono più che mai legittimate nel sollecitare la generosità dei singoli. Le realtà che abbiamo citato come esempio sopra lo hanno capito e confermato anche attraverso le loro iniziative di raccolta fondi.

Per le istituzioni culturali che ancora esitano, ecco 5 motivi per lanciare la vostra campagna di raccolta fondi digital first adesso: 

1- In un mondo in cui il contatto fisico con le persone è ancora bandito, basare la propria campagna di raccolta fondi su strategie digitali è l’unico modo per assicurarsi i finanziamenti in questo complicato contesto. Inoltre, quando i tempi lo permetteranno, le strategie digitali potranno essere integrate anche on site in modo che possiate offrire l’opportunità di sostenervi digitalmente anche ai vostro visitatori fisici (ad esempio posizionando ipad o qr code lungo il percorso di visita).

2- Si tratta anche di “offrire un servizio” ai propri donatori rendendo facile per loro il sostegno. Per raccogliere in modo efficiente, è importante offrire piattaforme di donazione sicure da cui è possibile effettuare donazioni con carta di credito e metodi smart che rendono la donazione possibili in un solo click grazie a Apple Pay, Google Pay o PayPal.

3- Le organizzazioni culturali, soprattutto in Italia, vivono anche grazie al turismo internazionale, molto più propenso e abituato alla raccolta fondi per le organizzazioni culturali. Grazie a una piattaforma digitale puoi raggiungere i tuoi visitatori in tutto il mondo. 

4- In questi mesi, la resilienza delle organizzazioni ha reso l’arte molto più “social”: i social network e internet hanno aiutato il settore nel periodo estivo cercando di comunicare arte e cultura alla portata di tutti. I vostri appassionati dunque, già usufruiscono dei vostri contenuti anche in digitale: dopo aver permesso loro di ascoltare la vostra musica o vedere le vostre opere, potete ora chiedere loro un contributo. Le organizzazioni culturali hanno GRANDI contenuti: il digitale è il posto giusto per farli arrivare a più persone possibili anche in questo periodo.

5- Le campagne digitali hanno costi di startup inferiori rispetto ai metodi tradizionali come eventi o direct mailing cartacei, e vi permettono di raggiungere potenzialmente molte più persone.

In un momento di difficoltà come questo, anche in questo caso è l’unione che fa la forza. Le organizzazioni culturali si trovano tutte ad affrontare la stessa sfida e se sempre più organizzazioni si troveranno a chiedere e stimolare il grande pubblico, contribuiranno – insieme – a democratizzare il dono valorizzando il patrimonio culturale nel suo complesso. 

Una delle grandi regole del fundraising è “chi dona donerà”: perché il settore culturale dovrebbe essere diverso?

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